




























Queste quattro mura, a picco su un mondo disperato, fitto di vicoli ed anime di uomini a caccia di speranze, a volte mal riposte, spesso mal guadagnate, hanno cullato i miei sogni d’adolescente e vegliano su quelli miei da adulto, difficili da condividere ancor più che da realizzare. Sono i sogni di un’anima antica, tramandata da generazioni, di chi su questi ciottoli consumati, ne ha visti realizzarsi, di chi da queste terrazze profumate di mare, ne ha visti piano piano tramontare. E’ l’anima delle massaie che vociavano ai trogoli e dei loro mariti di ritorno dai bastimenti, dei vecchi negozi con insegne di marmo ormai consunte e dei giovani che non le possono ricordare, un’anima che si è arricchita di colori e di lingue lontane, senza perdere però le sue radici ed i suoi sogni, che continuano a vivere nei vecchi e nelle nuove generazioni che hanno negli occhi e nei cuori, la stessa anima da voler salvare. Intonaci che san di salsedine, porte di antichi legni di navi ormai in disarmo, pietre angolari che san di familiare e stanze in cui l’eco dei ricordi fa da sottofondo alle stesse speranze di chi v’e’ nato e di chi c’e’ venuto a sognare. Ombre si allungano, sul far della notte, mentre i lampioni stentano ad illuminare le ardesie su cui i passi si fanno più radi ed affrettati, i rumori abituali si alternano ad auto e moto che sfrecciano lontane e si amplificano nei vicoli stretti e bui, in cui quest’anima sembra non trovar pace, tra voci che s'inseguono a sirene spiegate. Solo la notte dona l’armonia a realtà e sogni, dopo che si sono inseguiti tutto il giorno, l’anima irrequieta si placa per qualche ora, sino allo stridio delle prime serrande, con gli aromi del caffè e del pane, che si offrono a chi ritorna o parte e a chi, di passaggio, desidera condividere per qualche momento i sogni dell’anima più profonda, cuore pulsante della città e di chi vi risiede.Quanti sogni hanno accompagnato questi muri, quante albe colme di speranza hanno condiviso, in un alternanza di colori e stagioni, segnate da crepe così simili alle rughe da far pensare che le case e noi che le abitiamo, abbiamo in comune non solo l’anima e lo stesso corpo, ma anche il medesimo destino. Specialmente oggi, che antichi Ruderi rinascono dalle macerie, come isole di speranza, sempre più fitte in un arcipelago in continua evoluzione, dove le rotte di yacht lussuosi si incrociano a quelle di carrette colme di disperati, isole come punto d’approdo di questa varia umanità che con le proprie miserie o ricchezze, condivide la medesima sorte, il risorgere della propria anima o il morire dei propri sogni. E mentre i lampioni illuminano quel che resta di questa notte, trovo la quiete anche io, le mie rughe si distendono in un sorriso rivolto al futuro e i miei pensieri corrono ai tanti che condividono con me il medesimo destino, primi fra tutti questi quattro muri e chi li abita da prima che nascessi ed e’ riuscito a trasmettermi l’amore per questo sogno e la forza per realizzarlo. Un sentimento d’appartenenza, d’orgoglio, difficile da far comprendere, se non si riescono a vedere coi medesimi occhi ed ancor più con lo stesso cuore, il sogno ed il passato che s’ incontrano, dentro e fuori queste pareti, le cui pietre ogni giorno mi hanno illuso con i loro antichi fasti e la cui anima mi accompagnerà, lungo i medesimi ciottoli, verso un futuro degno della loro storia e della nostra comune speranza.
Giovanni Paci
