Perso,
nel mare delle tue labbra,
seguo le rotte,
che mi portano a casa,
oltre le colonne d’Ercole
che delimitano i tuoi fianchi,
con il sestante delle tue mani,
chiuse sui miei occhi,
a guidarmi, nel cielo dei tuoi.
Ulisse o Nessuno,
intreccio le rotte per la mia Itaca,
con i tuoi capelli,
sciolti tra le mie dita,
come un mare in tempesta,
in cui mi perdo ritrovandomi,
con le mie vele,
schiave delle tue emozioni
ed il timone dei tuoi sensi.
Penelope,
tessi i sogni, sulla tua tela,
disegnando la notte,
ciò che l’alba non dovrebbe mostrare,
annodando assieme,
mille fili di colori diversi,
tracciando le mie rotte sul tuo arcobaleno,
che sorge dove le onde si incontrano,
guidandoci,
dove trovan pace.
Giovanni Paci