La risacca del tempo,
incessante nel suo lavorio,
disegna sulla rena,
il suo divenire.
Donando al nuovo giorno:
arabeschi casuali
di colori e forme,
che rapiscono i nostri sensi,
persisi nel baciare,
chissà quale orizzonte.
Esitanti galleggiano,
su creste autunnali,
come foglie indorate,
dal pennello dell’alba.
Cercando tra i flutti,
l’alchimia del loro destino,
eterna deriva,
tra ragione e sentimento,
che, nel rumoroso frangersi, non trova altro che sabbia.
Vaghiamo così, confusi,
su questi posticci righi,
distratti dal canto, mellifluo,
di omeriche sirene.
Cercando nei loro richiami,
le smarrite partiture di un sogno,
la cui melodia ritroveremmo intatta,
se offrissimo l’orecchio e i nostri sensi:
alla reminiscenza di una conchiglia
ed al sentire del nostro cuore.
Giovanni Paci
Archi e timpani,
sovrastano con i loro accordi,
le fragili armonie
di felicità precaria.
Disseminando sugli stessi arenili:
pietrisco e conchiglie
a comporne un’altra,
che sfumi, nel suo crescendo,
il ricordo, di passate melodie
ed il dissolversi delle loro note.
Pennello dell`Alba